Placido Di Stefano al premio letterario Nabokov 2016

Posted on giugno 29, 2016

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Placido Di Stefano, autore del romanzo “L’antibagno”, genere: narrativa contemporanea, ediz. Italic-peQuod (2015), pagg. 374, prezzo di copertina € 20,00

1 – Come nasce questo libro e quali i punti cardini sul quale si sviluppa il suo lavoro.

L’esigenza di scrivere “L’antibagno” è dettata da una poetica di base che poi si delinea in modo costante nei miei primi tre romanzi. I tratti comuni che convergono nei primi lavori riguardano sia l’ambientazione, sia lo stile. I tre romanzi infatti sono ambientati nella periferia milanese e perseguono, nella scrittura, una ricerca strutturale caratterizzata dallo stile proprio dell’autore e dalla forma stessa della narrazione, che non è lineare, ma conformata su più piani temporali che si intersecano e si sovrappongono di continuo. Dato un assunto di base, ovvero un plot presente, che poi è il cardine della storia stessa, le azioni e lo svolgimento presente vengono interrotti di continuo per raccontare eventi passati che altro non sono se non le cause scatenanti di quanto accade nel “qui e ora”. In tutto questo, ovvero in questo continuo lavoro di scrittura e di creazione di narrazioni, mi piace portare alla luce personaggi che, nel mondo reale, spesso rimangono nell’ombra, sono poco visibili. Cerco di osare (senza strafare) nell’utilizzo del linguaggio, ma anche nella struttura sintattica, visto che da sempre cerco di ricreare una sorta di andante musicale (come fosse una vera e propria melodia) nella scrittura di ogni frase e nell’accostamento tra le parole. Il romanzo alla fine è un lungo lavoro di scrittura e riscrittura, finché l’insieme si incastra in un meccanismo dentato in cui ogni ingranaggio è fondamentale e necessario.

 

2 – Partendo dal titolo ci può raccontare la genesi di questo libro?
Il libro nasce da un lavoro teatrale. Sono diplomato in scrittura drammaturgica (Scuola d’Arte Drammatica “Paolo Grassi” di Milano). Durante il secondo anno avevo strutturato una pièce in cui diversi personaggi entravano e uscivano dall’antibagno di un bar, in genere in gruppi di due. Stavano davanti allo specchio (e intanto si lavavano le mani o si aggiustavano i capelli o si truccavano) e parlavano delle cose più disparate. Di quella pièce ho conservato l’ambientazione (l’antibagno di un bar di periferia) e due personaggi, che poi sono i protagonisti della vicenda narrata nel romanzo, ovvero V. e M.K. L’antibagno ha una collocazione fisica, ma anche metafisica. Nel mio immaginario oltre a rappresentare un luogo vero e proprio (spero ben descritto nel romanzo), rappresenta anche un “non luogo”, nel senso beckettiano del termine. In tutto ciò volevo riprendere temi propri di parte della letteratura del novecento, ovvero, alienazione e solitudine, e rapportarli nel mondo contemporaneo.

 

3 – Il suo stile di ricerca e di scrittura; quali i suoi maestri e un libro di riferimento o un consiglio di lettura.
I due personaggi passano buona parte del loro tempo seduti sul pavimento dell’antibagno di un bar di periferia. Parlano di loro (tra loro), si raccontano l’un l’altra, e intanto sembrano aspettare qualcosa di non ben definito. Uno dei due personaggi si chiama V. (Vladimiro, o Vladi), l’altra non ha nome (verrà soprannominata da V., M.K.), ma da un particolare (un’etichetta sul citofono) scopriamo che di cognome si chiama Estragone. Vladimiro ed Estragone sono i due personaggi di un testo per me fondamentale nella mia formazione, ovvero, “Aspettando Godot”, di Samuel Beckett. Il personaggio maschile, V., è un paranoico ossessivo, e ha difficoltà nell’approcciarsi con gli altri, che spesso lo irridono; è un personaggio alienato che vive in una solitudine forzosa ma anche obbligata dal suo stato patologico che non gli permette di interagire con gli altri come dovrebbe. Per delineare al meglio questo personaggio ho sempre tenuto come riferimento il Gregor Samsa di Franz Kafka, lo scarafaggio de “La metamorfosi”. “Aspettando Godot” è stato da me utilizzato come testo per l’esame di ammissione alla “Paolo Grassi”, mentre “La metamorfosi” è servita come base per il saggio finale, tre anni dopo. Il libro è un omaggio a questi due autori (inizio e fine di un mio percorso che tanto mi ha aiutato nel prosieguo della mia attività di scrittore), soprattutto per quanto riguarda il richiamo a certe atmosfere e per l’ideazione e la caratterizzazione dei personaggi. Per ciò che concerne lo stile ho sempre amato gli scrittori che fanno della ricerca e della sperimentazione il loro tratto distintivo, in particolare alcuni autori americani. Mi piace parecchio l’utilizzo del cut-up di William Burroughs che Chuck Palahniuk ha recentemente ripreso nei suoi romanzi (seppure in maniera più edulcorata). Mi perdo volentieri nelle pagine dei romanzi e dei racconti di David Foster Wallace, dove la ricerca è predominante in ogni aspetto del testo.

 

4 – E ora l’ultima domanda, quella quasi d’obbligo. A cosa sta lavorando?

 

Premesso che “L’antibagno” è il secondo romanzo pubblicato (il primo è “Amami – Love me two times”, finalista al Calvino da inedito, e al Carver da edito), sono in attesa di pubblicazione del terzo romanzo, “Fermata Inganni”. Negli ultimi anni ho lavorato a un quarto e a un quinto romanzo e ho abbozzato la prima stesura di un’ulteriore opera narrativa. Con il quarto lavoro, dal titolo “Appunti dal mondo occidentale”, sto tentando il cosiddetto “salto di qualità”. Può essere considerato alla stregua del classico romanzo della “maturità” (nel senso evolutivo del termine, per uno scrittore). Mi discosto dai temi periferici e dalle atmosfere dark delle prime opere e provo a confrontarmi con altri temi, che riguardano in particolare le difficoltà insite nei rapporti familiari e quelle che si riscontrano nel mondo lavorativo. Prendo in considerazione la vita di provincia (per la prima volta), anche se poi, il personaggio principale lavora a Milano, in una zona centrale qual è Corso Buenos Aires. Provo a mettere in scena le contraddizioni del mondo contemporaneo in un momento in cui i riferimenti e i punti fermi sono andati cambiando. Nel quinto romanzo invece tratto il tema dello stalking: è un testo ambientato interamente nella provincia; è la storia di due fratelli completamente diversi l’uno dall’altro, con caratteri opposti e visione della vita (di conseguenza) divergente. Il sesto romanzo prende spunto da un racconto che ho scritto una quindicina di anni fa e con il quale avevo vinto il premio Loria. È la storia di alcuni ragazzi (adolescenti) di una città dell’est Europa che vivono una vita misera e che decidono di fare del sottosuolo della città il luogo in cui vivere.

 

Scrivo. Continuo a farlo. Finché ce n’è. E poi il resto. Si vedrà. Questo è quanto.

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