Lo scrittore Luciano Monti finalista del premio letterario Nabokov

Posted on giugno 17, 2016

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Faremo bene il male - Copertina

Abbiamo incontrato Luciano Monti finalista al Premio Nabokov.

Come nasce questo libro e quali i punti cardini sul quale si sviluppa il suo lavoro.

Ho lavorato attorno a questo libro circa quattro anni, ma il progetto nel suo complesso ha preso le mosse dal poema in versi Enuma Elis. Il ritorno di Ulisse che mi ha impegnato dal 2008 al 2011 e che, ancorché inedito, è il quarto “protagonista” di questo romanzo. Un professore di liceo, la sua allieva Dafne e la sorella minore di questa, Diana, vanno alla ricerca proprio di questo libro misterioso (che loro ritengono sia stato letto dalla fisolofa allessandrina Ipazia) che racchiude la mappa per ritornare al paradiso perduto e racconterebbe la loro storia.

Il punto cardine del mio lavoro è quello di “giocare” con il lettore sul piano etico, provocandolo su apparenti ossimori come appunto “faremo bene il male” e per dimostrargli in realtà (la morale di questo gioco)  come sia sempre pericoloso partire con un  giudizio precostituito. Per questo motivo l’io narrante sovente dialoga proprio con il lettore.

 

Partendo dal titolo ci può raccontare la genesi di questo libro?

Faremo bene il male è la storia di un viaggio e il viaggio nella storia di ciascuno di noi, che non abbiamo il coraggio di raccontare ma forse di ascoltare. Un viaggio in quella nostra parte inconfessata che non si accontenta della quotidiana umanità ma si spinge al bordo estremo dell’orizzonte visibile, per ritrovare la propria repressa essenza divina.

Un viaggio di amanti e amati che li conduce in meravigliose abazie, siti archeologici e dimore dall’illustre passato per la Penisola, giungendo infine alla caotica Alessandria d’Egitto. Sullo sfondo le guerre che hanno scosso e scuotono il mondo arabo. Un viaggio che non è una fuga ma una sorta di pellegrinaggio iniziatico e catartico.

 

Il suo stile di ricerca e di scrittura; quali i suoi maestri e un libro di riferimento o un consiglio di lettura.

Sposando la tesi di Giorgio Bassani, non ritengo così rilevante la distinzione tra la poesia e  prosa e dunque, anche in Faremo bene il male, la componente lirica è molto elevata e talvolta sono gli stessi versi d emergere nel tessuto narrativo. L’altra componente che influenza il mio lavoro è il tributo alle nostre origini e al ricchissimo patrimonio storico e artistico che l’Italia può vantare. Riconosco dunque negli autori di romanzi storici come Gustave Flaubert, Umberto Eco e il premio Nobel Orham Pamuk i miei maestri, ai quali, per quanto concerne la sfida etica, aggiungo Donatien-Alphonse-François de Sade e per il senso del pellegrinaggio Herman Hesse. Un consiglio per la lettura: Il museo dell’Innocenza di Pamuk, un libro-azione veramente carico di emozioni e frutto di un progetto veramente innovativo.

 

E ora l’ultima domanda, quella quasi d’obbligo. A cosa sta lavorando?

Ho quasi terminato il mio secondo romanzo: una distopia letteraria ambientata nell’Italia di un futuro prossimo. Per uscire definitivamente dalla crisi viene deciso di allungare la giornata a quarantotto ore: due albe e due tramonti scandiscono una giornata di lavoro. Questa la decisione, presa da un Paese che rimane nelle salde mani di anziani ed esperti centenari, mantenuti vitali dalle nuove frontiere della medicina ed espressione di quella casta che sono stati i baby boomers del precedente secolo, adesso autoproclamatisi padri del benessere. Al servizio di questi ultimi vengono offerti dei giovani tirocinanti, ricondotti in una sorta di semischiavitù; a loro viene anche affidata l’educazione dei più piccoli nipoti e pronipoti che la “generazione perduta” dei loro figli non può mantenere. Le nuove generazioni sono invece spinte in un vortice di impegni giornalieri, scanditi da un braccialetto multifunzione: moduli di tirocinio e percorsi formativi con docenti e tutor ologramma, servizio civile e incontri nella rete virtuale ricca di feste in rete, moneta digitale e democrazia diretta che proclama il Movimento sovrano di un parlamento nei fatti esautorato da ogni reale potere.

Giulia, una ragazza sensibile e “d’altri tempi” si innamora di Roberto, un tirocinante come lei, e viene introdotta da questi nella rete terroristica H24, che ha come obiettivo quello di riportare la giornata alla sua durata originaria e comunica mediante viandanti fuggiti dalla Grecia in miseria e una voce che trasmette da Tangeri ricorrendo ai vecchi telefonini caduti in disuso. La  missione affidata a Giulia è quella di uccidere il Presidente della Repubblica per il quale è chiamata ad offrire il proprio tributo.

La vicenda è raccontata in  diretta nelle quarantotto ore che precedono il programmato attentato, con continui passaggi dalla vita reale a quella virtuale, da cronache minuziose scandite dal tempo ufficiale a smarrimenti lirici nei pensieri di una donna ultratrentenne al suo primo autentico amore. L’epilogo di una generazione che non ci sta a subire il furto del proprio futuro e che alla velocità imposta dalla gerontocrazia, oppone la lentezza: una rivoluzione annunciata.

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