Tra politica e religione: la scelta di salire a segnare sentieri

Posted on aprile 3, 2013

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E certo è facile salire in montagna. Si va all’inizio del sentiero e si parte; ma per dove?
Il rischio di perdersi è pronto ad ogni svoltar di mulattiera, così come il finire tra le nuvole basse e scambiarle per nebbia. Lo scroscio sarà un avviso arrivato in ritardo, come l’ultimo che chiude la fila.
Sì perché quando si sale si va in fila indiana, ma di questo parleremo altrove.
La questione ora è quella del perdersi e soprattutto farlo sui grandi temi.
Certo è facile salire in montagna e parlare di politica, svestire panni logori e scrivere sulle rocce che quella roba lì non appartiene più a noi cittadini. Così come con la religione ormai sempre più fatta in casa, personalizzata, e lontana da chiese vuote.
Cose che a noi cittadini non interessano più perché diventate “cose di altri”.
Il prete con i suoi coccini tra olio e acque sante e il politico su auto blu e portaborse corpulenti. Eppure se saliamo in montagna, se prendiamo un sentiero, dobbiamo saper riprenderci anche la politica, la religione e tutto quello che si rimestola nel pentolone del nostro esistere.
I rischi ci sono, così come i muri, ma alla bisogna è necessario saper resistere alla passività.
Ecco, certo è facile perdersi in montagna a parlare di poesia e di narrative vuote e spente, ma è anche più facile segnare i sentieri e marcare il territorio.
Perché si può resistere anche al vuoto o il mal d’aria, o la vertigine sull’orlo delle voragini più profonde. Così diventa più difficile salire in montagna, perché ogni passo diventa “scelta” e i verbi si fanno compagni come quelli che ci dicono di partecipare, resistere, condividere, amare.
E alla via così.

Il resto sul sito www.prospektiva.it

andreagiannasi

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