Nabokov e Carver: Premi letterari “seri” per libri editi

Posted on dicembre 18, 2010

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Molti sanno che la logica di un premio in Italia è strettamente connessa all’equazione “nome autore-casa editrice”. Per questo da anni i concorsi italiani sono “paludati” e non riescono più ad esprimere un giudizio narrativo serio, frutto dell’analisi del testi in competizione. In altre parole in molti concorsi “non si premiano i libri ma i nomi degli autori o delle case editrici”.
Anche perchè dare una bella targa ad uno scrittore blasonato porta, secondo il meccanismo del “do ut des”, altri nomi, enti, sponsor, giornalisti e quant’altro. Ma è solo luce riflessa. E soprattutto la letteratura non fa un passo in avanti visto e considerato che, senza fare nomi, ci sono alcuni autori nel nostro paese che ritirano targhe, targhine e targhette (con lauti assegnucci) ogni anno in decine di posti differenti. E se si osserva bene poi son sempre gli stessi.
Per questo i premi letterari italiani servono solo a fare cassa.

Nel nostro paese esistono alcuni premi molto seri dove “i libri vengono letti”  e alla fine sul palco ci finiscono i più bravi.
Due esempi 8che ci riguardano molto da vicino): Il Premio Carver (http://www.prospektiva.it/carver.htm) e il Premio Nabokov (http://www.interrete.it/italian.htm)

Come prima cosa non ci sono “partner” che tirano la giacca o impongono nomi. Le candidature sono aperte e le giurie sono segrete (ma molto competenti). E possono vincere libri di autori sconosciuti o di case editrici minuscole. Semplicemente perchè i libri vengono letti.
I vincitori hanno un aiuto e gli uffici stampa lavorano incessantemente per diffondere i comunicati.
Unico neo – ma anche unica via per mantenere una propria libertà – è legato alla insostituibile tassa di iscrizione, necessaria, ma antepatica. Avere però uno sponsor che “suggerisce” libri e nomi famosi per far quadrare i bilanci pubblicitari svilirebbe il Premio, così come essere invitati da amministratori solerti a premiare  la “tal casa editrice perchè famosa”  di fatto farebbe naufragare l’idea che sostiene i Premi.

Ovvero: VINCE IL LIBRO MIGLIORE.

 

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